Giovanni Vacca

Giovanni Vacca (Genova, 18 novembre 1872 – Roma, 6 gennaio 1953) fu un matematico, un sinologo e docente all’Università Sapienza di Roma.

 Figlio di Federico Vacca (originario di Napoli, segretario di Garibaldi nel 1860 e in seguito Presidente della Corte d'Appello a Genova) e di Ernesta Queirolo (genovese, già vedova di Giulio Cesare dei marchesi da Passano), conseguì la laurea in matematica a Genova nel 1897. Attivo anche nel movimento socialista al fianco di Filippo Turati (subendo per questo il confino), divenne a Torino assistente di Giuseppe Peano, collaborando al suo celebre Formulario. Durante le sue ricerche a Torino sui manoscritti inediti di Leibniz (1899), Vacca fu affascinato dall'ipotesi che il sistema binario fosse stato anticipato dagli esagrammi dello Yijing (I Ching / Classico dei Mutamenti). Nel 1898, all’esposizione d'arte sacra di Torino, l'incontro con due missionari cattolici che gli mostrarono dei volumi cinesi accese definitivamente la sua passione per gli ideogrammi e la cultura dell'Asia orientale. Deciso ad approfondire la disciplina, nel 1905 si trasferì a Firenze per seguire i corsi di Carlo Puini presso il Regio Istituto di Studi Superiori, pubblicando in quello stesso anno un primo saggio sulla matematica degli antichi cinesi. Dopo gli studi sinologici a Firenze con Carlo Puini, Tra il marzo del 1907 e il novembre del 1908, grazie al sostegno dell'Accademia dei Lincei, della Società di esplorazioni commerciali di Milano e del Ministero dell'Istruzione, compì il suo unico e fondamentale viaggio in Cina. Risalendo il Fiume Azzurro fino al Sichuan e proseguendo per Xi'an, acquisì una conoscenza diretta del Paese priva di preconcetti eurocentrici, tradottasi in oltre sessanta pubblicazioni. Convinto della necessità di consolidare gli studi sinologici in Italia, inviò nel 1928 un'importante relazione al Ministero della Pubblica Istruzione, ponendo le premesse per la fondazione, nel 1933, dell'Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente (IsMEO).

 Nel 1921 sposò Virginia De Bosis, conosciuta presso la Scuola Orientale di Roma, da cui ebbe i figli Ernesta (1922-2015) e Roberto (1927), Vacca legò gran parte della sua carriera accademica all'Ateneo romano. Alla Sapienza insegnò Storia e geografia dell'Asia orientale dal 1910 e Lingue e letteratura dell'Estremo Oriente dal 1911 al 1922. Dopo un breve passaggio a Firenze, tornò a Roma nel 1923 come professore ordinario di Storia e geografia dell'Asia orientale, cattedra che mantenne fino al collocamento a riposo nel 1947-1948. Parallela all'attività didattica fu la sua opera nelle istituzioni librarie di Ateneo: ricoprì infatti il ruolo di Bibliotecario della Scuola Orientale nel biennio 1919-1921 e di Direttore bibliotecario della Biblioteca della Facoltà di Lettere e Filosofia nel Palazzo della Sapienza nell'anno accademico 1928-1929.

 Sotto il profilo intellettuale, la figura di Vacca si distinse per una vasta eterogeneità di interessi che spaziavano dalla logica alla mineralogia, dalla sinologia alla filologia classica. Come ricordava il collega Nicola Festa, la sua insaziabile curiosità gli avrebbe meritato l'epiteto aristotelico di philomathèstatos ("assetato di sapere"). Il matematico Ugo Cassina evidenziò come la sua produzione prediligesse lo studio del frammento e del dettaglio analitico, configurandosi come una serie di "singole pietre preziose" donate alla comunità scientifica. Partecipe dei principali dibattiti culturali del suo tempo, rimase celebre la sua vivace polemica con Benedetto Croce, comparsa sulle pagine della rivista Leonardo con gli scritti Adversus mathematicos e In difesa della matematica, nei quali ribadì il valore conoscitivo e scientifico del pensiero matematico contro la riduzione ideologica a mero strumento pratico.

Riferimento Archivio storico Sapienza: biografie docenti 1 A-Z fasc. 209; AS 560; LL

Allegati

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